
Possiamo fidarci della psicoterapia online?
Facciamo il punto della situazione sul caso mediatico con due psicologhe
23 Gennaio 2025
Nel nostro ecosistema ibrido, fatto di realtà online ed offline, abbiamo assistito alla digitalizzazione di servizi che mai avremmo potuto immaginare di trovare online, disponibili e pronti all’uso, direttamente sui nostri device. Tra questi, le piattaforme di psicoterapia e in generale tutti gli strumenti che ci consentono di ricevere consulenza ed assistenza medica a distanza. Queste nuove possibilità hanno rivoluzionato il modo di fare psicoterapia, dando l’opportunità a molti più utenti di accedere alle cure o comunque di iniziare un percorso dedicato al benessere e alla salute mentale, a prezzi più accessibili e in tempistiche brevi. Tuttavia, negli ultimi tempi, un’inchiesta andata in onda su Rainews24, ha fatto molto discutere, infiammando il dibattito pubblico. Il nocciolo della questione è il concetto di fiducia del paziente in queste piattaforme online e, dunque, anche negli specialisti che vi operano.
Ad oggi, infatti, non disponiamo solo di un’identità reale, ma anche di una digitale, uguale ma distinta, che si porta dietro anche la nostra privacy ed i nostri dati personali, che ci aspettiamo che vengano tutelati sempre. L’inchiesta tocca proprio questo punto, sollevando il problema delle aziende di psicologia online che fanno marketing digitale, monitorando le attività dei pazienti perfino durante la seduta di terapia. Un argomento che ha preoccupato e confuso gli utenti. Proprio per questo, colossi del settore come Unobravo e Serenis hanno preso le distanze dalla narrativa delineata nei giorni precedenti, specificando che il trattamento dei dati dei propri utenti viene svolto nel rispetto della normativa applicabile e a tutela della privacy.
La differenza tra cookie standard e tracciamento di dati sensibili
Le due piattaforme hanno posto l’accento sulla differenza dell’utilizzo di strumenti di tracciamento standard ed il tracciamento dei dati sensibili senza il consenso del paziente. I cookie sono piccoli file di testo che i siti web inviano al tuo dispositivo durante la navigazione. Contengono informazioni che permettono al sito di riconoscerti alla visita successiva, migliorando così l'esperienza utente, ad esempio ricordando preferenze o articoli nel carrello. Il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) è una legge europea introdotta nel 2018 per proteggere i dati personali dei cittadini UE. Si applica anche ai cookie, poiché possono contenere informazioni personali, anche se anonime o pseudonime. La normativa richiede che l’utente venga informato sull'uso dei cookie e che fornisca il consenso prima che vengano installati, tranne per i cookie tecnici essenziali al funzionamento del sito. È importante distinguere tra cookie standard e tracciamento di dati sensibili. I cookie standard raccolgono dati generici sulla navigazione, come le pagine visitate, mentre il tracciamento di dati sensibili riguarda informazioni più delicate, come preferenze politiche o salute, ed è regolato da norme più severe, richiedendo un consenso esplicito. I cookie migliorano la navigazione, ma è fondamentale che vengano usati in modo trasparente e conforme al GDPR, che garantisce la protezione dei dati e il controllo dell’utente. Unobravo e Serenis hanno dichiarato di aver da sempre osservato e rispettato queste normative, tutelando i loro utenti e gli operatori.
Parola alle psicologhe: la sfiducia generata è un’occasione persa per rendere la salute mentale accessibile a tutti?
"Potenzialmente sì, dato che le piattaforme online offrono un modo per superare barriere geografiche, economiche e sociali. Tuttavia, la scoperta di un’ipotetica mancanza di trasparenza e di standard etici adeguati rischia di compromettere la loro credibilità, trasformandole da risorsa inclusiva a strumento commerciale. Per sfruttare a pieno il loro potenziale, è necessario una maggiore chiarezza. Bisogna mettere in evidenza il rispetto della deontologia professionale, garantendo privacy, qualità del servizio e centralità del paziente. Così da evitare di ricadere in queste polemiche": ci spiega la psicologa Sara Cutrale, a cui abbiamo chiesto un parere sulla questione. La dottoressa Federica Casùla - conosciuta anche come psicologasocial - invece, ci dà il suo punto di vista, che si allontana dall’utilizzo di questi servizi: "Le piattaforme online, a mio parere, non sono mai state un’occasione per rendere davvero accessibile la salute mentale. Sono delle aziende ed in quanto tali hanno captato un bisogno per ottenere fatturato. Talvolta mi chiedo se questo bisogno sia quello dell’utenza o degli psicologi che vi lavorano: siamo tanti, troppi, e avviare autonomamente la libera professione può essere complesso" ci spiega, offrendoci uno spunto di riflessione. "Sistemi del genere garantiscono di lavorare, ma fomentano una logica troppo capitalistica che non dovrebbe esistere per i temi legati alla salute. Rendere la salute mentale accessibile significa, prima di tutto, non considerarla un prodotto da vendere e scontare come se fosse un materasso. Significa anche porla come priorità nelle manovre politiche, investire fondi sui servizi pubblici, istituire figure come lo psicologo delle cure primarie: non deve essere accessibile solo l’intervento, ma anche e soprattutto la prevenzione. Una critica mossa a questo mio discorso, che mi sono sentita dire spesso, è che allora dovrei lavorare gratis se il mio pensiero è così anti-capitalista. No, non lavoro gratis, ma sarei molto più felice se un paziente scegliesse di rivolgersi a me per le mie specializzazioni e non perché sono l’unica alternativa disponibile".
Gli aspetti positivi della psicoterapia online
Sono davvero moltissimi, oggi, gli psicologi ed operatori nel campo della salute mentale ad apprezzare le piattaforme di telepsicologia. La psicoterapia online offre una flessibilità senza precedenti, permettendo di concordare le sessioni in base ai propri impegni e di svolgerle nel comfort della propria casa. Ciò si traduce in un notevole risparmio di tempo ed elimina le barriere legate agli spostamenti, rendendo la terapia più accessibile a un ampio pubblico. Inoltre, la possibilità di scegliere tra numerosi professionisti, anche a distanza, può facilitare la ricerca del terapeuta più adatto alle proprie esigenze. La psicoterapia online non solo è comoda, ma si è dimostrata efficace per un’ampia gamma di problematiche. Grazie all'utilizzo di strumenti e tecniche specifiche per la modalità online, infatti, i terapeuti possono offrire un supporto personalizzato e di alta qualità. La continuità del trattamento è garantita, anche in caso di imprevisti o limitazioni fisiche.
Gli aspetti negativi della psicologia online
La psicologa Federica Casùla però, condivide con noi i suoi dubbi sugli algoritmi e la pratica di match tra psicologo e paziente: "In merito alla percezione da parte del paziente delle proprie problematiche, fin dai primi esami in triennale ci insegnano che la domanda d’aiuto è solo la punta dell’iceberg: potresti ad esempio pensare di avere solo problemi relazionali, per poi scoprire che questi sono la manifestazione di un disturbo d’ansia. Certo, noi psicologi dovremmo saper affrontare le varie problematiche di un paziente; ma se l’algoritmo basa l’assegnazione sulle specializzazioni del professionista, promettendo di trovare il migliore ed escludendo verosimilmente chi sarebbe davvero più adatto dopo un approfondimento clinico della problematica, possiamo capire che è fallace fin dall’inizio. Succede così anche al di fuori delle piattaforme, infatti spesso mi ritrovo ad inviare pazienti a colleghi più competenti in uno specifico settore".
Anche Sara Cutrale ci dice la sua in merito a svantaggi e vantaggi, basandosi sulla sua esperienza e formazione: "Credo queste possano avere indubbi vantaggi, come abbattere le distanze geografiche e ridurre i costi, rendendo il supporto psicologico accessibile a un numero sempre maggiore di persone, ma hanno sicuramente diverse problematiche dal punto di vista logistico. Non tanto a causa del mezzo in sé, cioè quello online, che invece apprezzo e utilizzo come professionista e che ritengo uno strumento valido per raggiungere pazienti che altrimenti avrebbero difficoltà a usufruire di un percorso terapeutico, ma quanto nell’approccio commerciale che alcune piattaforme adottano, andando a puntare alla quantità dei pazienti, e non alla qualità dei percorsi. Quando l’obiettivo principale diventa infatti massimizzare il numero di pazienti piuttosto che garantire percorsi di qualità, si rischia di compromettere l’efficacia del trattamento. Altro problema certamente è la standardizzazione della terapia, che tende a offrire approcci uniformi, poco adatti alle specifiche esigenze dei singoli pazienti. Questo contrasta con la natura stessa del lavoro di psicologico, che richiede personalizzazione, flessibilità e attenzione alle peculiarità di ogni individuo".
Stiamo banalizzando la psicologia?
Un altro tema molto dibattuto tra gli psicologi, ci confessa la Casùla, è quello del primo colloquio gratuito: "Non è gradito da gran parte dei colleghi. Incontrare per la prima volta un paziente, infatti, richiede anche un impegno maggiore rispetto agli altri colloqui: si conosce la persona, si analizza la sua storia, iniziano a prendere forma eventuali diagnosi e piani terapeutici. Il pagamento, inoltre, è un elemento fondamentale della motivazione ad intraprendere un percorso e mettersi in gioco; molto spesso, infatti, un potenziale paziente usufruisce del colloquio gratuito per curiosità o, talvolta, per farsi addirittura una chiacchierata a tempo perso". Meme, pubblicità e alcuni post troppo superficiali, continua poi la psicologasocial: "Hanno banalizzato la psicologia, rendendola un servizio pop e non un bisogno di salute. Molti specialisti, per stare al passo con queste strategie, hanno iniziato a comunicare male sui social. Molti pazienti hanno reclamato sedute gratuite o prezzi più bassi perché queste piattaforme lo fanno".
Le nostre conclusioni
"Il rapporto che si crea col professionista si fonda su un’alleanza terapeutica e sulla percezione di un setting sicuro in cui potersi aprire": puntualizza la Casùla. Proprio per questo, un caso mediatico del genere può generare sfiducia e confusione, mettendo a repentaglio questo rapporto. In sintesi, la psicoterapia online rappresenta un'alternativa potenzialmente valida alla terapia tradizionale, offrendo numerosi vantaggi in termini di flessibilità, accessibilità, comodità ed efficacia. Tuttavia, è importante sottolineare che non è adatta a tutti i casi e che è fondamentale affidarsi alla modalità che più ci si addice. "Mi dispiace che molte persone, dopo questo dibattito pubblico, eviteranno di ricorrere ad un servizio che gli faceva bene, per paura che i propri dati sensibili vengano divulgati o venduti, quando in realtà non è proprio così": ha commentato qualcuno sotto ad uno degli innumerevoli post che circolano online. La chiave? Informarsi, capirsi. Capire se la piattaforma che state utilizzando rispetta tutte le leggi e normative sulla tutela della privacy ed i professionisti operano in rispetto del codice deontologico, ma anche se va bene per voi, nello specifico. Sentite il parere di diversi professionisti, ascoltatevi. Non rinunciate alla vostra salute ed al vostro percorso, tentate e ritentate finché non avete trovato l'approccio corretto e perfetto e, nel frattempo, richiedete a gran voce un approccio collettivo, governativo, che garantisca la salute mentale vostra, certo, ma anche di tutti gli altri.