
In Nightbitch, la maternità è violenta e primordiale
E la rabbia femminile una forza liberatrice

24 Gennaio 2025
Quando è uscita una primissima sinossi di Nightbitch, film Searchlight Pictures scritto e diretto da Marielle Heller, il popolo di Twitter ha vissuto 10 minuti di fuoco e caos. Ma in che senso, scusate, Amy Adams interpreterà una donna che si trasforma in una cagna? Perché non possiamo darle un film degno? Perché niente ha senso? Queste sono solo alcune delle domande che risuonavano sui social da parte dei fan dell'attrice ma anche da parte dei cinefili di tutto il mondo. Io, e qui mi sto proprio vantando, sono salita sul carro di questo film da allora, confusa ma anche curiosa di sapere come sarebbe andata, e adesso lo posso dire: avevo ragione.
Il significato di Nightbitch, disponibile in streaming
Nightbitch, dal 24 gennaio disponibile in streaming su Disney+, dietro una patina di bizzarria, una certa dose di coraggio e un pizzico di body horror nasconde tantissime cose da dire. Abbiamo davanti a uno un lungometraggio che, se riusciamo ad andare oltre la stranezza iniziale, apre questioni, prende dei temi fondamentali e li esplora, li apre, li serve su un piatto d'argento all'audience, che può riderne, certo, ma che deve anche sentirsi un po' a disagio. Come è giusto che sia di fronte alla maternità e di fronte ai film, ai libri, alle opere. Finalmente.
Amy Adams è una mamma arrabbiata, la maternità è un bagno di sangue
In questo film, che è tratto dal romanzo omonimo di Rachel Yoder, la maternità è infatti presentata come atto violento, primitivo, carnale, primordiale, che strappa e che spezza, che toglie e che cambia, che fa sanguinare. Troppo spesso ne ignoriamo questa componente, rimuoviamo questi elementi animaleschi dall'idea di famiglia, di nascita, di creazione. Non dovremmo, ci dicono Yoder e Heller, anzi. Dovremmo abbracciarli, comprenderli, sfidarli, metabolizzarli. Come li abbraccia il personaggio di Amy Adams, che all'inizio della storia è una madre insicura e dubbiosa, schiacciata dalle responsabilità, dal senso di colpa, dalla paura di non essere abbastanza, dal rimpianto di aver mollato la sua carriera di artista di successo, che non si rende conto della potenza che risiede nell'aver dato la vita. La rabbia - che ribolle e che arriva, appunto, sotto forma di trasformazione notturna in cagna feroce e potente - la libera, le dà la forza di dire al marito che non è felice, che ha bisogno di spazio, che deve respirare, che deve inseguire la sua gioia, che ci deve provare davvero, che deve insistere. E che non per questo è una madre peggiore, anzi, nella sua rabbia ritrova quella gioia primordiale che la mette in contatto con il suo essere madre, che la rende una genitrice migliore, più fisica, più materica, più primitiva. Che la fa tornare alla sua stessa madre, che apre nuove strade di connessione.
La solidarietà femminile come lenitivo, la comunità come supporto
E la nostra madre protagonista accoglie questa rabbia, non le si oppone. Il suo intuito (materno?) dopo un primo momento di comprensibile spaesamento la invita a connettersi con l'animalesco, con tutte le madri (e cagne) che sono venute prima di lei. E proprio in queste madri (e cagne) trova una comunità, un sollievo, un aiuto che inizialmente rifuggiva. Capisce, meglio tardi che mai, che le altre madri provano sentimenti simili ai suoi, che qualcosa di così naturale e allo stesso tempo quasi sovrannaturale le collega in modi nuovi, lenitivi, curativi. È la solidarietà femminile portata a nuove vette, ed è sempre bella vederla sullo schermo, anche e soprattutto quando è contestualizzata in maniera sfidante, quando è impossibile non affiancare la maternità e la capacità delle donne di generare la vita non solo alla gioia, ma anche alla sensazione avvilente di essere bestie da riproduzione, per sempre cambiate nel corpo e nella mente.
Una nuova wave di film disturbanti sull'essere donne, sulle relazioni e sulla maternità
Sotto questa lente, è facile inserire Nightbitch in una nuova linea di film disturbanti e incisivi sulle donne, sulla maternità, sulle relazioni, sul nostro ruolo nella società, sulla considerazione che la stessa società ha per il nostro corpo, su cosa vuol dire invecchiare. Lo metto al fianco di Barbarian, film del 2022 diretto da Zach Gregger che esplora la maternità mostruosa e lo sfruttamento sotto una lente pienamente horror, The Substance e Companion, che arriverà nei cinema italiani il 30 gennaio e di cui non vi dico nulla, almeno per ora.