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Modesta vorremmo essere noi

Dal 28 febbraio arriva in sei puntate L’arte della gioia su Sky e NOW

Modesta vorremmo essere noi Dal 28 febbraio arriva in sei puntate L’arte della gioia su Sky e NOW

"Ho sempre rubato la mia parte di gioia a tutto e a tutti". Ci sono voluti circa vent’anni prima che Goliarda Sapienza vedesse pubblicato il suo romanzo-testamento. E nemmeno per intero. Nel 1994 L’arte della gioia veniva svelato al mondo nella sua prima parte, due anni prima della morte della scrittrice e attrice italiana. Solo nel 1998 vide la luce completa, ma fu la Francia a renderlo un testo di successo, facendo arrivare l’Italia molto dopo.

L'arte della gioia è una storia che infrange ogni regola

Non era un caso. Il contenuto della storia, diventata anni dopo serie originale per Sky, esce fuori dalla logica di qualsiasi regola, dalla pagina scritta fino allo schermo. Intanto il romanzo è un continuo susseguirsi di cambi di registri letterari a cui, ogni tanto, si aggiunge anche lo scambio dalla prima alla terza persona. C’è poi la sua narrazione così esaltante e prorompente, tutta sulle spalle di una protagonista che fa saltare in aria ogni convenzione, e con cui Valeria Golino, regista e sceneggiatrice, veste a pennello la giovane interprete Tecla Insolia. Solo diciott’anni quando è arriva per la prima volta sul set, ora interprete dalla strada spianata proprio grazie allo show presentato in anteprima al festival di Cannes e in arrivo dal 28 febbraio su Sky e NOW.

Chi è Modesta, la rivoluzionaria protagonista di L'arte della gioia?

Modesta, la protagonista de L’arte della gioia, è di un fascino impossibile da spiegare a parole. È esattamente come i sentimenti e le sensazioni che la muovono per l’intero racconto: atavici. Non c’è nulla che la ragazza faccia che non sia per affermarsi continuamente al di là di qualunque istituzione, arrivando all’occorrenza all’omicidio, ma sempre al fine di scardinare i simboli stessi di una società fissa e impostata. La famiglia, la chiesa, l’aristocrazia. Modesta disfa il potere secondo la regola per cui nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Allora lo porta nelle proprie mani, ne acquista giorno dopo giorno un pezzettino, togliendolo agli altri e appropriandosene. È la protagonista che tutti noi vorremmo essere - uccisioni a parte. E lo è tanto dalle pagine del libro quanto nella sua trasposizione seriale.

Un personaggio che affascina il pubblico                            

Ne L’arte della gioia il fare indifferente eppure appassionato, prepotente e presuntuoso della protagonista non allontanano nemmeno per un secondo lo spettatore, che al primo sentore di antipatia comprende immediatamente che non si tratta di non provare empatia per Modesta, ma di sentirne forse troppa. Di voler chiedere uno scambio tra lei e la propria vita, seppur non era il periodo migliore in cui vivere per una giovane nei territori assolati della Sicilia nel primo Novecento. Figlia abusata e rimasta orfana, novizia dalle pulsioni erotiche per la sua madre superiora e pedina di giochi di corte in dimore lussuose e decadenti, Goliarda Sapienza e, poi, Valeria Golino non ritraggono mai Modesta come una creatura da dover proteggere, ma una predatrice di cui avere paura. Non sono lì a compatirla e chiedersi come farà a superare le difficoltà della propria vita, ma le spianano la strada per essere il più turbolenta e affamata possibile. È un bisogno d’amore feroce e irruente che pervade le azioni della protagonista e che viene espresso con audacia nell’adattamento della storia. È una personaggia ruvida e indisponente, ma da cui gli occhi non si possono staccare, e di cui si ambisce ad avere anche solo un briciolo del suo senso di sfrontatezza, di ribellione, di desiderio di libertà, di mancanza di senso di colpa.

Perché L'arte della gioia ha avuto un successo tardivo in Italia

Non la tipica eroina perché L’arte della gioia non è il tipico romanzo. In Italia passò in sordina quando venne finalmente pubblicato, per una scrittura che prese a Sapienza ben nove anni. Fu la Francia a pomparne la fama, a renderlo il romanzo conosciuto e amato che è oggi. Lo stesso paese a cui Sky ancora non è riuscito a vendere la serie tv, in un cortocircuito imprevisto eppure esplicativo. Perché il destino di Modesta è sempre stato quello di continuare a cambiare. Di essere mutevole e di adattarsi anche dove non era voluta, cercando di farlo ai propri termini, e augurandosi ora di trovare il pertugio in cui poter portare il proprio racconto anche in Francia. In fondo è la patria di un film come Benedetta di Paul Verhoeven, abituata a suore licenziose e in cerca di contatto. Ma Modesta non è solo questo. È stata il diavolo circondata dall’acqua santa, la giovane vogliosa della virtù di una suora (nel ruolo Jasmine Trinca), il fringuello fuori posto nel palazzo della Principessa Gaia (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi) e, se la serie dovesse andare bene, forse ne vedremo il proseguimento del percorso di autodeterminazione della protagonista, dato che il prodotto Sky si ferma proprio a quella giovinezza che è poi il fuoco più vivo che si possa mai raccontare. Sessuale, sfacciata, arrogante: è la bellezza di Modesta e della serie, che vorremmo anche noi saper rubare.